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UN MONDO SENZA UMANI: I MIGLIORI FOTOPROGETTI SUI LUOGHI ABBANDONATI


Pubblicato il 10 novembre 2016

Si intrufolano in posti sperduti, tra macerie e vetri rotti, dentro scheletri di vecchie fabbriche, ville, luoghi di culto. Sono i fotografi urbex (acronimo di urban exploration) che uniscono al brivido dell’avventura lo sprezzo del pericolo e anche una certa incoscienza. I più bravi tra loro hanno dato vita a foto progetti che diventano anche occasioni di denuncia dell’attuale situazione di degrado in cui si trovano molti luoghi .

 

urbex

 

Tra questi il progetto “Ask the Dust” del fotografo francese Roman Veillon che ha scovato nel corso degli anni siti in abbandono girovagando per tutta Europa e ha raccolto i migliori scatti in un libro.

In Italia abbiamo tantissimi collezionisti di luoghi abbandonati, che hanno fatto rivivere grazie a suggestive narrazioni fotografiche. Come quelle di Davide Soliani che nel suo Alisei Memories ha rincorso location spettrali cercando di immaginare come fossero quando erano abitate, vissute, frequentate. Tutto accompagnato da un forte senso di malinconia, come ha spiegato lo stesso autore, di solitudine, di nostalgia, quel genere di emozioni che solo i luoghi abbandonati sanno trasmettere.

Tra le realtà più interessanti in Italia, in particolare in Toscana, c’è anche Esibisco laboratorio dove si incontrano esperti di arte, cultura e design, di tematiche sociali e ambientali, di comunicazione e di progettazione che abbiano la città come cornice e che mirino al recupero di spazi meno vissuti, dimenticati, anche i più impensabili. Il progetto è nato dalla mappatura del territorio di Firenze ed è tutt’ora in progress, senza scadenza, continuamente ampliabile.

 

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Impossibile restare impassibili di fronte agli scatti straordinari di Eleonora Costi che nel foto progetto tutto italiano “Abandoned H. Ell” ha ritratto la gloria di ville, castelli, ospedali e chiese abbandonate da tutti, persino dai ricordi.

A Pavia invece è nato un progetto ideato e realizzato dalla fotografa Marcella Milani che ha scovato 16 aree dismesse del territorio poi raccontate in una mostra (che si è conclusa quest’estate) attraverso 160 fotografie inedite in bianco e nero.

In Emilia Romagna l’associazione Spazi Indecisi con sede a Forlì sperimenta dal 2010 interventi di valorizzazione dei luoghi in abbandono, innescando processi di rigenerazione urbana attraverso dispositivi culturali. Un campo di indagine e di ricerca per artisti, fotografi, architetti, urbanisti, paesaggisti e cittadini, che mettono in relazione passato, presente e futuro e proponendo un itinerario insolito per il museo diffuso dell’abbandono.

 

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Maledetta, malinconica e ipnotica è la bellezza ricercata dal fotografo olandese Niki Feijen che per realizzare il suo ultimo progetto ha toccato otto diversi Paesi europei nell'arco di un anno e mezzo. Immagini mozzafiato raccolte nel libro “Frozen” di posti accomunati dalla loro spettralità, dal fascino dell'abbandono, dal desiderio di voler raccontare la loro storia.

Uno dei maggiori esponenti italiani della Urban Exploration, Lorenzo Bocci, ha invece dato vita al progetto “In a Lifetime” che ha visto in mostra gli scatti realizzati in diversi angoli di mondo mentre è un progetto tutto marchigiano quello dell’artista, fotografo e designer anconetano Luca Blast Forlani che ha dato alla luce Intruders raccolto tra le pagine di un libro uscito nel 2011.

Esiste anche un contest, #edificidismessi, l’hashtag Instagram che riunisce migliaia di immagini artistiche per sensibilizzare e affascinare gli utenti della rete sui temi del riuso urbano.

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