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Un mondo senza umani: i migliori foto progetti sui luoghi abbandonati


Pubblicato il 11 settembre 2020

Si intrufolano in posti sperduti, tra macerie e vetri rotti, dentro scheletri di vecchie fabbriche, ville, luoghi di culto. Sono i fotografi urbex - acronimo di urban exploration - che uniscono al brivido dell’avventura lo sprezzo del pericolo e anche una certa incoscienza.

I più bravi tra loro hanno dato vita a foto progetti che diventano anche occasioni di denuncia dell’attuale situazione di degrado in cui si trovano molti luoghi.

Tra questi il progetto “Ask the Dust” del fotografo francese Roman Veillon che ha scovato nel corso degli anni siti in abbandono girovagando per tutta Europa e ha raccolto i migliori scatti in un libro.

In Italia abbiamo tantissimi collezionisti di luoghi abbandonati, che hanno fatto rivivere grazie a suggestive narrazioni fotografiche. Come quelle di Davide Soliani che nel suo Alisei Memories ha rincorso location spettrali cercando di immaginare come fossero quando erano abitate, vissute, frequentate.

Tutto accompagnato da un forte senso di malinconia, come ha spiegato lo stesso autore, di solitudine, di nostalgia, quel genere di emozioni che solo i luoghi abbandonati sanno trasmettere.

Tra le realtà più interessanti in Italia, in particolare in Toscana, c’è anche Esibisco, laboratorio dove si incontrano esperti di arte, cultura e design, di tematiche sociali e ambientali, di comunicazione e di progettazione che abbiano la città come cornice e che mirino al recupero di spazi meno vissuti, dimenticati, anche i più impensabili.

Il progetto è nato dalla mappatura del territorio di Firenze ed è tutt’ora in progress, senza scadenza, continuamente ampliabile.

Impossibile restare impassibili di fronte agli scatti straordinari di Eleonora Costi che nel foto progetto tutto italiano “Abandoned H. Ellha ritratto la gloria di ville, castelli, ospedali e chiese abbandonate da tutti, persino dai ricordi.

A Pavia invece è nato un progetto ideato e realizzato dalla fotografa Marcella Milani che ha scovato 16 aree dismesse del territorio poi raccontate in una mostra (che si è conclusa quest’estate) attraverso 160 fotografie inedite in bianco e nero.

In Emilia-Romagna l’associazione Spazi Indecisi con sede a Forlì sperimenta dal 2010 interventi di valorizzazione dei luoghi in abbandono, innescando processi di rigenerazione urbana attraverso dispositivi culturali.

Un campo di indagine e di ricerca per artisti, fotografi, architetti, urbanisti, paesaggisti e cittadini, che mettono in relazione passato, presente e futuro e proponendo un itinerario insolito per il museo diffuso dell’abbandono.

Maledetta, malinconica e ipnotica è la bellezza ricercata dal fotografo olandese Niki Feijen che per realizzare il suo ultimo progetto ha toccato otto diversi Paesi europei nell'arco di un anno e mezzo.

Immagini mozzafiato raccolte nel libro “Frozen” di posti accomunati dalla loro spettralità, dal fascino dell'abbandono, dal desiderio di voler raccontare la loro storia.

Uno dei maggiori esponenti italiani della Urban Exploration, Lorenzo Bocci, ha invece dato vita al progetto “In a Lifetime” che ha visto in mostra gli scatti realizzati in diversi angoli di mondo.

Mentre è un progetto tutto marchigiano quello dell’artista, fotografo e designer anconetano Luca Blast Forlani che ha dato alla luce Intruders raccolto tra le pagine di un libro uscito nel 2011.

Esiste anche un contest, #edificidismessi, l’hashtag Instagram che riunisce migliaia di immagini artistiche per sensibilizzare e affascinare gli utenti della rete sui temi del riuso urbano.

 

Catalogo 2020

 

Karman: quando la luce diventa la risposta

“Il mondo che viviamo non è che una rappresentazione parziale della realtà.” Ecco la massima che ha lanciato il Catalogo del 2018 by Karman “Sotto un’altra luce”.

Questo titolo non inaugura semplicemente l’inizio di un nuovo progetto - uno dei tanti che hanno visto i designer di Karman realizzare elementi di lighting design iconici - ma dichiara una nuova filosofia, e con essa, ispirazioni e visioni inedite.

Il progetto “Sotto un’altra luce” è la prova concreta che dimostra come ogni luogo - sia esso sontuoso e riccamente allestito o spoglio e abbandonato - può assumere un’immagine totalmente differente e rinnovarsi grazie all’illuminazione, in una perfetta sinergia tra resa tecnica e design.

Le immagini presenti nel catalogo appaiono in tutta la loro originalità e fare evocativo. Figure metà umane e metà animali intente a dedicarsi a normali faccende quotidiane - talvolta in scenari domestici talvolta all’aperto - accompagnati dallo stile audace delle lampade Karman.

 

Un mondo senza umani Don't Touch

Don't Touch

Troviamo Don’t Touch vestire i panni di un’innocua siepe da giardino, ma rinnovata in essenza e sostanza.

Piantana disegnata da Matteo Ugolini e realizzata con bacchette in pvc bianco, che riecheggiano la sottigliezza tipica dei rami snelli, contenute in un basamento in tecnopolimero grigio opaco. La luce si fa strada tra gli steli e si libera nell’atmosfera.

 

Un mondo senza umani Cell

Cell

Incontriamo Cell in uno scenario altrettanto curioso: a bordo piscina ai lati di una cuccia “a misura d’uomo”. Altra lampada firmata Matteo Ugolini in cui ironia e simbolismo si intersecano nuovamente e trovano nuova luce.

Struttura in filo metallico bronzo lucido in misure diverse - profilo caratterizzato da linee sottili ma incredibilmente solido e resistente - e paralume in lino bianco che permette alla luce di diffondersi fioca e leggera nell’atmosfera.

 

Un mondo senza umani Alì e Babà

Alì e Babà

Alì e Babà by Matteo Ugolini fluttua elegante e silenziosa sopra la testata di un letto e accompagna la lettura di chi lo occupa, decorando al contempo con semplicità e grazia l’ambiente.

Design minimale, struttura materica e resistente illuminazione funzionale: il paralume in ceramica bianca fa in modo che la luce si possa incanalare verso il basso offrendo così luminosità direzionale intensa.

 

Un mondo senza umani Ottavo

Ottavo

Ottavo ci accoglie all’entrata di una splendida villa. Impossibile non notare questa curiosa piantana in tecnopolimero bianco, disegnata da Matteo Ugolini, che ricorda in tutto e per tutto un buffo nano da giardino, ma con una chicca in più: una piccola torcia per illuminare ciò che lo circonda. Figura evocativa, luce direzionale e decorazione per esterni in un’unica soluzione.

 

Un mondo senza umani Ugo Rilla

Ugo Rilla

Ugo Rilla è sicuramente una tra le lampade più originali ideate da Matteo Ugolini. Facente parte de “Lo zoo di Karman”, questa applique in ceramica grigio opaco raffigura un feroce gorilla intento a stringere in una pericolosa morsa tre piccole lampadine. Un modo originale di introdurre luce e design in ogni tipo di contesto: dal più eclettico al più moderno.

 

Un mondo senza umani Sherwood e Robin

Sherwood e Robin

Infine Sherwood e Robin: sospensione progettata da Matteo Ugolini, il cui disegno trova ispirazione in uno dei cartoni animati Disney più belli: Robin Hood, un vero e proprio cult.

Struttura in ceramica bianca, da arricchire a piacere con Robin: l’accessorio immancabile per completare questa lampada già decorata con dettagli floreali tipici della vegetazione boschiva.

Le lampade Karman donano luce e stile ad ogni scenario

Per Karman non esistono luoghi dimenticati, privi di interesse visivo, abbandonati

Esistono solo scenari incompleti, in cui manca quel pizzico di stile in più che possa donare loro una nuova immagine e far sì che tutto possa assumere un carattere più audace, ed essere così visto sotto un’altra luce.

 

Catalogo 2020

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