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RECYCLED FASHION: QUANDO I RIFIUTI DIVENTANO MODA


Pubblicato il 15 settembre 2016

Mentre Milano si prepara ad accogliere la fashion week, kermesse internazionale con oltre 70 sfilate all’insegna del lusso e della creatività, l’alta moda scopre anche un’anima “green”, votata al riciclo creativo che punta a sensibilizzare i fashion addicted sui temi della sostenibilità, senza rinunciare allo stile. La nuova tendenza si chiama “Recycled fashion” e al grido di “Riduci, riusa, indossa” si pone l’obiettivo di rendere l’industria della moda meno impattante sul pianeta. Per celebrare il recycled fashion si terrà un evento il prossimo 18 settembre, promosso dal movimento ambientale Let’s Do It! Italy a Torre del Greco, in provincia di Napoli.

 

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Il ruolo dei designer

I designer sono la chiave del successo della cosiddetta “green fashion”, poichè gli abiti devono essere disegnati in maniera tale da essere di tendenza e facilmente riutilizzabili. Dunque siamo di fronte a un modo totalmente nuovo di guardare il fashion design che non punta solo alla creazione di un nuovo prodotto ma ne esalta il valore nel tempo. Gli stylist devono avere una sensibilità ambientale che li orienti verso la creazione di collezioni etiche anche tramite il ricorso a tecnologie innovative. Per inquadrare il fenomeno basti pensare che solo in Uk ogni anno vengono “scartati” più di un milione di tonnellate di tessuti (dati di Ethical fashion forum) il 50% dei quali sarebbero riciclabili e riutilizzabili.

 

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Venette Waste, la griffe regina del recupero

Capelli amaranto, milanese, fashion designer: Rossana Diana all’interno del suo atelier milanese ha dato il via a una piccola rivoluzione nel mondo del fashion, ideando da pioniera del settore la “waste couture” che utilizza gli scarti per ricreare collezioni di alta moda. La sua griffe, nata dallo spreco si chiama “Venette Waste” e utilizza non solo tessuti recuperati dagli sprechi ma anche gli ometti per appendere i vestiti e le scatole rifiutate perché stampate male.

Dopo 25 anni di lavoro per l’industria tradizionale, Rossana nei primi anni 2000 inizia ad avvertire una certa insofferenza e capisce che il modo più giusto per fare sostenibilità è lavorare sugli sprechi. “Le aziende tessili solo piene di prodotti meravigliosi che non sono mai stati utilizzati perché scarti di un sistema industriale così pachidermico e veloce che non può assorbirli” ha spiegato Diana - Io sono un piccolo esempio di come si può fare moda Made in Italy senza impattare sull’ambiente”.

 

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Perchè amare gli scarti

Recuperare e riciclare i tessuti di scarto produce importanti benefici per l’ambiente: riduce il consumo di suolo e l’inquinamento (visto che le fibre tessili non sono biodegradabili) e permette di consumare meno risorse ed energia. Con il principio del riutilizzo stilisti e designer possono lanciare sulle passerelle abiti di alta moda dal grande valore estetico. La green fashion non propone solo abbigliamento ma anche gioielli e altri accessori di tendenza come occhiali, cinture, calzature, custodie per iPad e altri dispositivi. Quando non si tratta di tessuti riciclati, la materia prima impiegata nella moda eco-friendly dovrebbe essere biologica, come ad esempio cotone coltivato senza pesticidi e coloranti tessili privi di sostanze chimiche e possibilmente provenire da un programma di commercio equo e solidale. L’abbigliamento e gli accessori della Green Fashion inoltre dovrebbero essere realizzati per durare nel tempo e, una volta terminato il loro ciclo di vita, non dovrebbero dare problemi di smaltimento.

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