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HANDCRAFTER DIGITALI, GLI ARTIGIANI OGGI SI SCOVANO NELLE COMMUNITY


Pubblicato il 20 ottobre 2016

Dalla bottega al web. Il fatto a mano sta vivendo una nuova età dell’oro grazie al lavoro dei crafter, i nuovi artigiani digitalizzati che uniscono alla manualità, tecnica e creatività anche conoscenze di digital marketing. I crafter stravolgono completamente i canoni dell’artigianato per realizzare prodotti innovativi per stile, design o funzionalità, dando vita a nuove forme d’arte. Arte che trova nella rete il canale prediletto per diffondersi e creare business intorno al prodotto, attraverso alcuni punti chiave:

- customer care e targeting

- cura del prodotto (packaging)

- promozione e comunicazione (politiche di marketing e creazione del brand)

- nuovi canali di vendita (sito, e-commerce e social network)

- web a supporto delle attività offline (promozione di eventi, fiere o mercatini)

 

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L’esempio più noto è rappresentato da Etsy, fondato nel 2005: il sito è più di una piattaforma di vendita, ma è una vera community di artisti, creativi, collezionisti e pensatori. In home page promette “chiunque tu sia qui troverai quello che cerchi” e ogni artigiano in pochi semplici passi può aprire il suo negozio virtuale vendendo di tutto, da articoli per la casa ad accessori, gioielli, abbigliamento, oggetti vintage, giocattoli e molto altro. Sono milioni gli iscritti in tutto il mondo.

Un altro esempio di community dove tramite e-commerce si possono vendere e acquistare manufatti unici e originali è  www.alittlemarket.it società fondata in Francia nel 2009 e sbarcata anche in Italia dove conta decine di migliaia di iscritti. La mission è promuovere l'’artigianato mettendo in contatto i creatori locali con gli acquirenti permettendo così l'incontro tra tutti coloro che vogliono promuovere e sostenere l'imprenditoria e l’artigianato.

C’è poi il portale per mamme “Bebuù”, marketplace italiano dedicato esclusivamente alle creazioni handmade per bambini. Un’idea nata dall’amministratrice della società, la commercialista Giusy Manzo, «per supportare le mamme nel ritrovare la propria identità e autonomia e contribuire alle spese familiari attraverso la loro creatività».

 

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Un caso a parte è rappresentato da Hackability che realizza presidi su misura per persone disabili, a basso costo e open source. La community è nata nel 2012 da un’idea di Carlo Boccazzi Varotto ed Enrico Bassi che hanno così creato una rete tra maker e designer pronti a mettere a disposizione le proprie competenze.

In effetti lo sviluppo open source è uno dei pilastri fondamentali del movimento dei maker: esso prevede che un prodotto venga sviluppato da una community con contributi spontanei, in maniera totalmente libera e partecipativa, al contrario del modello di innovazione delle aziende tradizionali che prevede segretezza industriale, copyright e brevetti.

 

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I crafter hanno capito che condividere il loro lavoro su internet e renderlo fruibile è una fonte di visibilità importantissima e può portare all’acquisizione di un vantaggio competitivo. Grazie alla costruzione di relazioni collaborative nei loro spazi digitali possono aiutarsi a vicenda, traendo ispirazione dai lavori degli altri, condividendo risorse, strumenti, fonti di materiali e dividendo i costi ad esempio per pubblicità collettive. La generazione di artigiani digitali riesce a riportare il lavoro manuale e creativo all’attenzione del grande pubblico, che sempre più spesso preferisce acquistare prodotti fatti a mano perché unici e personali.

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