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I COLORI PIU' RARI AL MONDO


Pubblicato il 29 aprile 2016

Oggi grazie alla tecnologia è possibile ottenere ogni colore e tonalità immaginabile. Ma ritornando indietro nel tempo si scopre come fosse difficile ottenere e ricercare il colore giusto. Nel 1800 artisti e pittori si lanciavano in vere e proprie imprese per ottenere il pigmento ideale per le proprie opere; da remote miniere dell’Afghanistan alle lussureggianti foreste brasiliane, fino alle piramidi in Egitto dove i pigmenti di colore venivano addirittura estratti dai bendaggi delle mummie. Pensandoci, viene da sentirsi un po’ in colpa quando sfogliamo i nostri cataloghi con infinite pagine di colori e tonalità differenti.

 

 

Sebbene la storia dei pigmenti risalga addirittura alla preistoria, la maggior parte di quanto conosciamo ora del loro uso in campo artistico è dovuto al lavoro di Edward Forbes, storico e direttore del Fogg Art Museum all’Università di Harvard dal 1909 al 1944. Forbes si può definire un vero e proprio Indiana Jones dei pigmenti. Ha viaggiato per tutto il mondo catalogando e recuperando pigmenti di colore originale per autenticare antichi dipinti italiani.

 

Durante gli anni la collezione di pigmenti di Forbes è arrivata a raccogliere più di 2,500 pigmenti ognuno dei quali ha la sua storia, origine e tecnica produttiva. Si va dal Marrone Mummia, una resina marrone estratta dalle bende delle mummie molto popolare nel 18° secolo, fino al Legno Brasiliano, ottenuto dal colorante Brasilin presente nei tronchi, che dà quella particolare tonalità di marrone tendente al rosso. E’ il colorante Brasilin che dà quel colore unico ai violini, archi e mobili di altissima qualità.

 

 

Oggi questa inestimabile collezione è principalmente utilizzata per analisi scientifiche, fornendo pigmenti "standardizzati" per analizzarne e confrontarne di nuovi. L’erede di Edwadr Forbes è Narayan Khandekar direttore dello Straus Center for Conservation and Technical Studies al museo d’arte di Harvard. Seguendo l’esempio di Forbes, Khandekar ha ampliato la collezione inserendovi pigmenti più moderni per analizzare e autenticare opere d’arte del ventesimo secolo.

 

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