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BROWNFIELDS, DA SITI DISMESSI A CLUSTER CREATIVI


Pubblicato il 02 settembre 2016

Immense aree grigie, tristi, abbandonate. Sono i brownfields, zone industriali dismesse che nel nostro paese occupano il 3 per cento del territorio complessivo, una superficie di circa 9 mila chilometri quadrati pari a quella della regione Umbria.

 

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Che farne? Progettisti, creativi e designer da sempre vedono in questi siti fantasma delle nuove opportunità di sviluppo economico e sociale, grazie a una riconversione mirata. Così il vuoto urbano lasciato da queste zone spesso degradate e pericolose cede il passo a cluster innovativi in grado di migliorare la qualità dell’ambiente, all’insegna di uno sviluppo sostenibile.

 

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Alcuni numeri

Secondo l’Ance sono oltre 9 milioni gli italiani potenzialmente interessati alla questione delle aree ex industriali, con una media di 2 siti per comune che riguardano anche le aree militari e le aree ferroviarie dismesse o in via di dismissione. Confindustria ha stimato un valore complessivo delle bonifiche pari a 30 miliardi di euro, con 415 mila potenziali posti di lavoro in tutto il Paese, senza ricorrere al consumo di nuovo suolo. In Italia è stata fondata nel 1995 l’Audis (Associazione delle Aree Urbane Dismesse) che ha anche al suo interno un centro ricerche.

 

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L’esempio di Londra

Ex opifici riconvertiti in siti produttivi, ma anche abitativi e turistico-commerciali completi di servizi per la cittadinanza. Uno degli esempi lampanti di queste riconversioni illuminate riguarda senza dubbio i famosi docks londinesi, ex aree portuali che si affacciano sulle rive nord del Tamigi, ormai entrati nell’immaginario comune. Questi enormi bacini portuali, che un tempo accoglievano le navi mercantili, con l’arrivo dei container e il declino dell’attività portuale surclassata da altre attività industriali e artigianali, divennero presto quartieri degradati. Fino agli anni ’70, quando i docks furono abbandonanti completamente. Mentre il porto di Londra è andato via via scomparendo, i Dock però sono rimasti ed oggi, dopo il boom economico degli anni passati sono diventati alberghi, uffici, appartamenti di lusso, musei e ristoranti.

 

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E tu vuoi partecipare?

Il Comune di Sesto San Giovanni ha indetto un bando rivolto a designer e creativi, intitolato  “Tutta mia questa città”, per ripensare lo spazio urbano a partire da chi lo abita, dare valore alla città e alla sua identità storica. Si può presentare un progetto per un budget di 30mila euro puntando su urban design, green restyling, riuso degli spazi aperti, color design, street art design. C’è tempo per partecipare fino al 31 ottobre 2016.

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